Oggi si sente sempre più spesso parlare dei cereali integrali e della loro importanza nella dieta. Ma cosa indica realmente il termine “integrale”?

Una volta tutti i cereali (frumento, riso, segale, avena, orzo,..) venivano consumati interi o, meglio ancora, “integrali”: questo significa che la crusca, la parte più esterna del seme e quella che contiene la fibra, non veniva mai rimossa; oggi la maggior parte subisce il processo di raffinazione per produrre farine fine tipo 00, ottenute dall’endosperma, la parte interna ricca di amido.

Vari studi dimostrano che il consumo regolare di questi alimenti in una dieta bilanciata può:

  • Ridurre il rischio di insorgenza di disturbi cardiaci, grazie al contenuto di fibra solubile, beta-glucani, vitamina E e antiossidanti;
  • Diminuire l’insorgenza del diabete 2, per il contenuto di magnesio, fibra, acido fitico e vitamine, oltre a migliorare la salute gastro-intestinale;
  • Aiutare il mantenimento del peso corporeo, dovuto al senso di sazietà più elevato e a tempi di svuotamento gastrico più prolungati.

Per beneficiarne degli effetti si consiglia il consumo di 3 porzioni al giorno; inseriteli nella vostra dieta e in quella dei figli, sostituendoli a quelli raffinati, cominciando dal pane e dai fiocchi per la colazione, dal riso e dalla pasta integrale.

Potrete considerare un prodotto come tale solamente se compare in etichetta la dicitura “integrale”: il fatto che sia più scuro o che dichiari un alto contenuto di fibre non è di per sé una garanzia.

 

Fonti: http://www.eufic.org/article/it/page/BARCHIVE/expid/Foglio-informativo-cereali-integrali/

A cura di Francesca G.